Aperitivo al Borgo Medievale di Torino: la mia review

aperitivo Borgo Medievale Torino

Credits europaconcorsi.com

La prima impressione è subito quella di grande eleganza.
Sarà la location, una grande sala comune (ex Ristorante San Giorgio) decorata in alcuni punti con affreschi alle pareti.
Sarà l’aperitivo organizzato da Pop Up Eventi e gestito nientepopodimenoche da Gerla, con tanto di camerieri in camicia bianca e grembiule nero addetti a servire gli ospiti.
Sarà tutto questo, il dato di fatto è che la serata mi è piaciuta.
Ma vediamo con calma i dettagli.

A causa della pioggia non abbiamo potuto apprezzare a pieno il dehor all’esterno, comunque curato e illuminato in modo romantico per esaltare il castello e la vicinanza al Po.

Divani comodi e spazi altrettanto: qui non si sta coi gomiti l’uno nell’ascella dell’altro 😉
Buffet buono e ricco: roastbeef, pasta, formaggi, salumi con melone. Plus per l’insalata di mare, molto gradita e della quale vi consiglio il bis.
Età media presente all’aperitivo direi dai 25 anni in su, ergo non adatto per chi di voi ha 16 anni e magari dopo vuole ballare, per capirci.

E adesso aspetto le vostre opinioni qui o su Facebook! 🙂

Chef Rubio a Torino per Unti e Bisunti 2: io la penso così.

chef rubio torino unti e bisuntiA Torino cosa vuoi che ci sia da raccontare, solo migranti e Fiat. Non c’è niente di che da scoprire nella tradizione enogastronomica locale.
Forse è questa l’impressione che ha tratto della mia città il team di Unti e Bisunti 2, programma condotto da Chef Rubio in onda su Dmax.

Ho letto su Facebook diverse repliche astiose alla delusione dei torinesi di fronte alla puntata di lunedì scorso, ambientata a Torino per l’appunto, quindi facciamo subito una premessa: mezzo Mondo (voi lettori compresi) sa che sono reduce da un viaggio in Africa, proprio in Marocco.
Amo l’Africa per tutta una serie di ragioni e non starò qui a giustificarmi per le mie opinioni, ma sappiate che per tipologia di famiglia e di pensiero io di proclami razzisti e compagnia bella non ne ho mai fatti e non sto a sindacare su “Torino è la Casablanca d’Italia”. Certo potrei obiettare che, dopo averla vista, Casablanca è noiosa mentre Torino no, ma proseguiamo oltre.

Ho intervistato tempo fa Chef Rubio proprio per il blog e l’ho apprezzato: dalle sue parole e dalla conoscenza dei piatti tipici piemontesi mi dava l’idea di persona che capisce quanta storia ci sia, ancora poco conosciuta e da scoprire. Quanto sforzo fanno ogni giorno produttori e ristoratori per tenere viva la migliore tradizione. Quanto impegno, entusiasmo e investimento realtà come Riso Gli Aironi, COALVI, Il Frutto Permesso e molti altri piccoli locali ogni giorno mettano sul piatto.
E vi ho citato fin qui solo alcune delle belle realtà che si potrebbero elencare.
Domenica non ho visto niente di tutto questo. La puntata di Unti e Bisunti 2 di domenica scorsa? La Grande Delusione.

E non si tratta di Porta Palazzo, chè ci vado a far la spesa da quando avevo 5 anni e mio nonno era ancora vivo. No, non si tratta neanche dei patetici rapper messi lì per finta, come se a Torino, a San Salvario o all’università, li incontrassimo tutti i giorni.
No, è stato un sentimento di delusione per come è stata presentata una sola fetta della mia città – che invece di strati ne ha tanti e gusti ancor di più – e in modo così poco realistico. Constatare che se Torino – ed è vero – non ha nella sua tradizione enogastronomica rinomati cibi di strada, è stato scelto per rappresentarla un piatto, il tajine, che di strada proprio non è, anzi le famiglie marocchine lo consumano a casa, a cena.
Tra l’altro, qui si potrebbe aggiungere che in Marocco il tajine non si mangia in strada, men che meno coi passanti che ci pucciano allegramente le mani dentro. Ma passiamo oltre.

Quanti torinesi quando hanno un po’ fame pensano al tajine?
E quanti invece al kebab, al pita greco, al menu del Mac Bun, ai tranci di focaccia genovese o di pizza, ai gelati di Grom?
Ma soprattutto, chi ha mai visto, a Torino o in Piemonte che sia, sgranocchiare savoiardi in strada?
Le sole risposte a queste domande danno l’idea di come sia stata rappresentata un’intera città con una chiave culinaria distante anni luce dalla realtà vissuta, in passato come oggi.

Cos’è successo a Chef Rubio? Forse è entrato in qualche gastronomia e non sono stati abbastanza amichevoli? O forse bisognava dare alla città un’aura esotica anche se non le appartiene?
No, io penso che la risposta sia più semplice: mancanza di ricerca.
Bastava una semplice chiacchierata con un ventenne o un trentenne che vive, studia o lavora a Torino. E dire che il piatto forte di Unti e Bisunti è sempre stato il contatto umano, la leva del cibo come aggregatore di persone, la ricerca degli aspetti più veri di una città.
Qualsiasi italiano che abbia un computer e sia su Facebook può trovare moltissimi indirizzi di ristoranti di valore a Torino, posti che propongono menu squisiti tenendo vive tradizioni secolari. Qualsiasi Chef Rubio può andare in un paese più piccolo, un borgo, e scambiare due parole con donne anziane che ti fanno agnolotti da leccarsi anche i gomiti, non solo le dita delle mani. Bunet fatti in casa e bolliti e gianduiotti artigianali da morirci, da mangiare uno dietro l’altro peggio delle ciliegie. Fiere ed eventi dove si riscoprono prodotti della terra piemontese in via di estinzione. Si potevano interpellare le diverse e brave foodblogger locali (non io intendiamoci bene, ché cucino come mia nonna programma in 3D e non conosco la realtà food locale come la conosce La Gonzi, per dire) per capire chi declina la tradizione piemontese in modo nuovo, vero, apprezzato da tutti in passato come oggi, dai piemontesi come dai turisti.

Non è stato fatto nulla di tutto questo. Peccato per il programma e per Torino. Nel dubbio, mi risparmio altre possibile sòle e per le prossime puntate di Unti 2 beh… grazie, passo.

7 locali per gli amanti degli hamburger a Torino

hamburger hamburgherie torinoSì, è un’ammereganata. Sì, c’è di meglio sul panorama enogastronomico piemontese dello streetfood (il buon Chef Rubio in questi lo dimostra con il suo Unti e Bisunti 2).
Fatto sta che certe volte, consci di tutto questo, sentiamo l’incontrollabile bisogno de na cosa buzzurra.
Ed ecco spuntare l’idea: hamburgeria.

In realtà, a mio parere con una decisione molto saggia, le hamburgerie torinesi hanno scelto di allontanarsi dallo “stereotipo McDonald’s” per avvicinarsi invece al paninazzo di qualità, alla patatina di livello: ingredienti scelti (ad esempio la carne COALVI), verdure fresche, creatività e senso dello humor nelle proposte.

Ovviamente il tutto non poteva che tradursi in un’intensa attività social, che vede i gestori di questi locali intenti a postare immagini di sugosi pezzi di carne o panini appetitosi.
Ecco dove potete sfogare la vostra voglia matta di hamburger a Torino!

BURGHERIA ORIGINAL HAMBURGER & FRIES – Molto citato e apprezzato in città. A loro i miei complimenti per i naming dei panini 😉 Guardate la fanpage e capirete.

MAC BUN – Poteva mancare? Giammai! Personalmente lo preferisco a La Granda ultimamente. Il pane è rimasto squisito e le patatine, quelle tagliate a rondelle e non a fiammifero, mi soddisfano a pieno. Da accompagnare con il mitico Chinotto Lurisia. Per alcuni, i menu sono un po’ troppo costosi.

LA GRANDA DI EATALY – Buono, ma ci sono stata per un pranzo poco tempo fa e non mi ha convinta: pane basso e gnecco (un po’ gommoso), ritardo incredibile nella preparazione dei nostri menu, patatine tiepide. Uhm.

MCGILLY CUDDY’S – Ecco, questa per me è una certezza di vita: se ho voglia di una serata semplice e tranquilla vado a mangiarmi qualcosa al McGilly Cuddy’s. Perché c’è ampia varietà di scelta, non solo tra gli hamburger, e tutte le proposte sono abbondanti, sfiziose. Bel dehor estivo, location comoda in centro a Torino. Per me promosso!

AMERICA GRAFFITI DINER RESTAURANT TORINO – Non ci sono ancora stata ma mi riprometto di farlo. Da tempo gli amici me lo segnalano al top.

IFOOD 360 CULINARY EXPERIENCE – Va bene, lo so, sto ristorante me piasce e si vede. Da qualche tempo, poi, il buon Luca si è inventato i quadriburger, nuovo formato di hamburger di carne scelta, che va a riempire un superpanino. Talmente super da renderlo protagonista di una gara all’ultimo morso stile Man vs Food. Poi dicono che noi torinesi siamo bugianen 😉

QUALEATY – Segnalato anche su Dissapore. Da provare.

10 cose che ho imparato da Il Talento delle Donne di Odile Robotti

talento donne odile robotti socialmedia torinoNoi donne lo cerchiamo bello, stimolante e in grado di farci crescere giorno dopo giorno. Lo desideriamo attento alle nostre esigenze, vogliamo che ci prenda sul serio, che ci rispetti per le nostre forze e qualità. Sì, sono convinta che cerchiamo nel lavoro le stesse qualità del nostro uomo ideale.
Poi finiamo il liceo/università/master e scopriamo che non va esattamente così. Che, come scrive Odile Robotti nel suo libro Il talento delle donne edito da Sperling&Kupfer

essere donna nel mondo del lavoro è un lavoro di per sé

Odile è stata così gentile da regalarmi il libro, chiedendomi di farle sapere cosa ne pensassi. E io ho deciso di descriverlo in 10 concetti, 10 pillole utili.
Sono le 10 volte nelle quali ho letto e poi alzato gli occhi dalla pagina pensando Caspita è vero, come quella volta che…

– Ci hanno insegnato a non esaltarci troppo, a non vantarci. O, come si dice dalle mie parti, una città che fa dell’understatement un modello di vita, a volare basso. Lo anticipava tempo fa nel suo Lean In anche Sheryl Sandberg: se un uomo a capo di un team ottiene successi si descrive come un leader capace e risoluto, mentre se lo stesso accade ad una donna beh.. lei tenderà ad attribuire la riuscita al valore del gruppo, al duro lavoro, al caso, alla fortuna. Bene, è ora di fare un esercizio. Sarà shockante. Parliamo dei nostri successi e valorizziamoli. Hashtag numero 1: #perchéiovalgo

– Quante volte ci siamo sentite dire Sono certo/a che saprai farmi sognare oppure Con le tue capacità puoi aiutarci a dare la svolta alla nostra situazione attuale o ancora Certo è un compito tosto eh, ma sono sicuro/a che tu riuscirai dove altri hanno fallito. Ecco, Robotti con efficacia chiama queste le “polpette avvelenate”. Perché spesso ci indorano la pillola con un complimento e noi ci ritroviamo alle prese con missioni impossibili, destinate a rimbalzarci sui denti. E avoja a fare magie: se certe situazioni non sono mai state risolte prima ci sarà un perché. Hashtag numero 2: #noncicasco

– Alle medie la mia professoressa di italiano, che manco a dirlo adoravo, ci ripeteva Fate tante domande. Perché aiutano a capire, perché dimostrano interesse per l’argomento e fanno sentire tutti coinvolti. Bene, dimenticatevelo. Troppe domande trasmettono debolezza e ansia. Hashtag numero 3: #sololedomandegiuste

– Sorridere, essere gentili con tutti: a noi ragazze viene naturale. Perché ci è stato insegnato che sono segni di un corretto comportamento, che possiamo usare la femminilità per convincere e farci benvolere. Errore. Se sentiamo puzza di battuta sgradevole, di insinuazione ingiusta, di critica non costruttiva allora è sacrosanto smettere una buona volta di sorridere. Hashtag numero 4: #nonpiacereperforza

– Amo il rugby, e se lo seguite anche voi sapete di cosa sto per parlare. In breve, in questo sport omoni enormi si affrontano a viso aperto, con lealtà ma senza fronzoli, e poi a fine partita trascorrono il terzo tempo insieme, vincitori e sconfitti, mangiando e bevendo. Provate a immaginare la scena. Ce l’avete in testa? Bene ora provate a pensare all’ultima volta che una collega vi ha detto una frase sgarbata o vi ha lanciato una frecciatina polemica. Reazioni diverse eh? 🙂 Robotti con grande onestà ci fa ammettere fatti veri dei quali prendere atto per cambiare: spesso anzichè affrontare apertamente un conflitto e poi berci una birra su e amici come prima noi ragazze tendiamo a non dire niente, portare rancore, essere invidiose, tramare, parlare alle spalle. Confondiamo avversario con nemico giurato. Meglio affrontare con calma le situazioni spinose appena si presentano, di qualsiasi tipo esse siano. E dopo averle risolte con assertività, lasciarsele alle spalle. Hashtag numero 5: #avisoaperto

Mando quel cv negli Usa, ho letto l’annuncio di lavoro e sembra la descrizione delle mie esperienze lavorative. Non ci potevo credere guarda, spero che mi prendano. Però da una parte sarebbe un bel casino… Lì pagano da Dio, e nessuno trova simpatica una che guadagna il triplo di un’altra donna o il doppio di un uomo. Spiegazione tra le righe: ho paura di vincere. Perché, come dice giustamente Robotti, per le donne status e gradimento sono correlati negativamente. Hashtag numero 6: #finoallafine

– C’è la vicina anziana che chiede ogni giorno una favore diverso, la mamma che fa gli occhi da Gatto Con Gli Stivali se non la vai a trovare 7 giorni su 7, la collega che quando si tratta lavori di gruppo diventa irreperibile. Fermi tutti: è il momento di sfoderare il magico no. NO. N-O. Nein. Meglio imparare in fretta a distinguere tra chi ci vuole bene e chi approfitta della nostra gentilezza/professionalità/tempo. Hashtag numero 7: #ancheno

– Ai primi stages ero convinta che bastasse lavorare tanto e bene per essere ricompensata. Mi sono accorta a mie spese che non è così. Noi ragazze perdiamo ore a lavorare su cose che non vengono misurate mentre trascuriamo la comprensione delle relazioni che regolano il gruppo o il rapporto con il singolo cliente. A volte i fattori di premio non sono il lavoro a testa bassa ma la capacità di fare gruppo, essere rilassati anche nel bel mezzo delle crisi, l’uniformità con il dipendente-tipo dell’azienda. Regole non scritte, insomma, da imparare al più presto. Hashtag numero 8: #guardatintorno

– Rilassate sì, troppe risate no: si viene fraintese, prese meno sul serio, minimizzate. Hashtag numero 9: #pocodascherzare

– Quali sono i simboli tipicamente maschili del potere? Estensioni vistose di sé: automobili potenti, orologi, case, belle donne. Robotti spiega che i simboli contano e che se li desideriamo non dobbiamo vergognarcene. Non scusiamoci troppo, neanche del potere. E non sentiamoci obbligate a dare spiegazioni su tutto. Hashtag numero 10: #soproud

A voi sono mai capitate queste situazioni? Raccontatemi le vostre storie di ordinaria giungla lavorativa 🙂

Review libri: Fai bei sogni di Massimo Gramellini

gramellini sogni torino stampa tempo blog socialmediaLa cosa che mi ha colpito di più in questo libro, scritto da Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa e presenza fissa a Che Tempo Che Fa, è che si tratta di un’autobiografia scritta quasi suo malgrado.

Come se nel cuore dell’autore ci fossero diverse storie ma questa, solo lei, dovesse in qualche modo uscire fuori, trovare più spazio, essere raccontata. Così comincia una narrazione scorrevole (nonostante le 209 pagine) ma molto intensa e sorprendente.

Il linguaggio accompagna il significato attraverso le pagine. Quasi come in uno spartito musicale, parte lieve e leggero per mano a un bambino solo, che non si dà pace per la morte della mamma ma conserva intatta l’incredibile lucidità a tratti comica tipica dei pupotti svegli. Coincidendo con la crescita del protagonista, le parole diventano via via più complesse e sofferte, sulla spalla di un adulto che ancora non ha superato quella perdita nonostante la vita sia andata avanti, a volte sopra di lui più che con lui.
I primi amori, il rapporto conflittuale con la figura paterna, i primi incarichi da giornalista: non sono che cornice al dramma interiore di una perdita che pare troppo complicata da superare.

Libro che consiglio, con una sola avvertenza: in certi punti si avvicina pericolosamente alla trascrizione di una conversazione con il terapista, quindi se non amate il genere introspettivo statene alla larga. Il finale è di quelli del tutto inaspettati. Si chiude il libro con la sensazione di aver capito tutto e poi di non aver capito più niente. Immagino che la vita, in fin dei conti, sia riassumibile proprio così.

Review Aperiterme QC Torino

terme qc torino socialmediaUna sola parola definisce bene la sensazione che trasmettono nel complesso le Terme QC di Corso Vittorio 77 a Torino: deluxe.
Conoscevo Pré-Saint-Didier, dove le vasche esterne godono della naturale cornice delle montagne circostanti, quindi sabato ero curiosa di scoprire come fosse la versione cittadina, quale fosse il suo fascino. Benché siano in pieno centro a Torino, la bellezza di queste terme non risulta sminuita anzi acquista un’identità peculiare.

Se l’esterno è sobrio, appena entrati vi ritroverete in una bella villa d’epoca composta da 3 piani con vasche, sale relax, cascate, percorso Kneipp, salette per i trattamenti, e all’esterno vasche all’aperto tra cui idromassaggio e sensoriale con musica subacquea. Ad accrescere la percezione di lusso i pavimenti in marmo e tanti piccoli dettagli molto curati. Mi hanno colpito soprattutto le sale relax a tema (bicicletta, Italia), il pianista intento a suonare musica live nella sala dedicata all’aperitivo e la sauna con vapori al profumo di erbe di campagna.
Una sola pecca: avendo acquistato l’ingresso con formula Aperiterme (costo 36 €, entrata alle 18.30) mi sarei aspettata più fantasia e cura del dettaglio anche nelle proposte culinarie e nelle bevande analcoliche, come le tisane.
La chicca che vi consiglio: salite sulla terrazza all’aperto. Da lì potrete ammirare dall’alto sia Corso Vittorio sia il bellissimo giardino esterno. Una vista che fa sorridere l’anima specialmente la sera, con il buio e le luci soffuse ad illuminare.

Sulla pagina Facebook, anch’essa curata come nello stile del centro, troverete una visita virtuale del complesso termale, diversi eventi come l’Aperiterme a base di sushi e tante offerte su ingressi e prodotti di bellezza.

Review: Fernando Wine Dinner

socialmedia torino food dinnerCome dite? Avevo promesso che avrei smesso de magnà?
Mettiamola così, avete conosciuto un altro lato della mia personalità: la golosità 🙂 Sono una di quelle che non si tira indietro di fronte a piatti inediti generalmente classificati come “uhm, roba strana”. Sono una di quelle che non sa resistere a inviti ghiotti.
Se poi li ricevo comodamente su Facebook allora ciao, mi avete conquistata.
Per esempio, un paio di settimane fa ho ricevuto su Facebook l’invito alla cena Fernando Wine Dinner, promossa da winexplorer.it.

Funziona così: vengono selezionati 8 vini e poi diversi foodblogger e/o chef vengono chiamati (contrariamente a quanto accade di solito) a realizzare un piatto in abbinamento al vino. La serata prende il nome da Fernando Wine, simpatico e panciuto oste virtuale ideato da Winexplorer per consigliare gli utenti del sito attraverso una chat live.

Social Media Torino ha partecipato alla Fernando Wine Dinner del 28 Febbraio 2013, che ha visto protagonisti il pesce e il ristorante Bontà d’aMare, in Via San Francesco da Paola 46/b. Abbiamo speso 34 € a testa, io e Lui, grazie alla possibilità di risparmiare acquistando la cena sul sito di Winexplorer (ottima cosa). Hanno cucinato per noi lo chef di Bontà d’aMare e le blogger Chiara e Alice di Les Tantes Gourmandes, Ambra di Il Gatto Ghiotto, Margherita di A Casa Mia e Silvia di Cucina Papera.

Ormai avrete già imparato a seguire il nostro live su Instagram e su Twitter, ma se per caso ve lo foste perso, ecco un collage di foto.

La tartelletta di polenta con burrata, pomodoro bruschetta e sgombro marinato, cucinata dallo chef di Bontà d’aMare, ci è piaciuta molto per l’originale presentazione in una scatola di sardine. Anche il filetto di pagello in salsa Sichuan di Ambra Orazi, rossa rossissima blogger di Il Gatto Ghiotto, l’abbiamo divorato in un secondo: con lei abbiamo fatto un viaggio gastronomico tra il Veneto e l’Oriente. Super super plus ai dolci. Lo chef ha cucinato il Dessert in Trasparenza (ricchissimo, da leccarsi i baffi!) mentre Chiara Faggiano e Alice Neirotti alias Les Tantes Gourmandes hanno preparato la Pomme Gourmande, uno strudel di mele e uvetta, ricoperto da succo gelificato rosso e presentato in forma di mela con una pipetta contenente olio da abbinare al dolce (per la cronaca sì, l’abbiamo pensato che era una stranezza eppure sì, si è rivelato un abbinamento riuscito).

socialmedia torino food review dinner wineAlice e Chiara sono una strana coppia: una anestesista appassionata di food e l’altra cuoca, dimostrano che nel food c’è di più. Che è un argomento trasversale nella vita di ognuno di noi e può ibridare con successo professioni apparentemente inconciliabili tra loro. In questa Fernando Wine Dinner ho trovato con gioia tanti elementi ben mescolati tra loro: l’atmosfera conviviale, la narrazione di un piatto, il racconto di com’è stato cucinato, il sorriso orgoglioso di chi propone innovazione a tavola, la voglia di competenti donne sommeiller di trasportarti per un attimo nel magico mondo del vino.

Winexplorer è un’enoteca online che ha sede a Torino. Non ho ancora acquistato i loro prodotti per ora, ma da questa FWD ho percepito una gestione capace e appassionata, che ha costruito attorno ai vini esperienze enogastronomiche complete.
Ben gestito l’evento su Facebook: Fernando ha dato spazio a ciascuna blogger e al ristorante, con anticipazioni gustose in vista della serata vera e propria.
Come sapete non amo le degustazioni fighette, quelle che a piatti dalla descrizione complicata corrisponde cibo dalle quantità ridotte. Anche in questo caso posso dire che il rischio è stato scongiurato: abbiamo mangiato tanto e bene, e bevuto tanto e bene. Alla salute con Fernando! 🙂

Review: offerta Facebook – iFood 360 a Torino

ImmagineLa prima cosa che dovete sapere di iFood 360 Culinary Experience, una gastronomia unica nel suo genere in Via San Domenico 4/C, è questa: il proprietario, Luca Loris Barbiero, è un tipo strano.
Uno di quelli che mettono la qualità prima del prezzo, che hanno imparato a cucinare da autodidatti. Uno di quelli che l’importante non è averlo grande (il locale, con solo una ventina di posti a sedere) ma farlo bene (il cibo da proporre ai clienti).
La seconda cosa che dovete sapere di iFood 360 è questa: lo chef è anche un pò scienziato.
Per il suo locale, Luca seleziona gli elementi migliori e li mescola usando le più disparate tecniche di preparazione, cottura e impiattamento, per creare risultati inediti.
Dalla sua cucina escono piatti dai nomi strani e invitanti: macedonia virtuale, perla di formaggio Brin d’affinois fondente affumicato a freddo
con scaglie di miele di castagno solido, petto d’anatra cotto nel burro di cacao.

Giorni fa facevo un pò di ricerche su Facebook e mi sono imbattuta nell’offerta “iFood Love Box – Una cena afrodisiaca take away per 2 a 30 €”.
Il nome era tutto un programma e il menu di quelli che ti fan pensare andiamo a vedere cosa si è inventato questa volta.
Così ho preso al volo l’offerta e sabato mi sono gustata la mia box di prelibatezze, rigorosamente in compagnia della mia dolce metà come occasione richiedeva.
Come sempre, chi mi segue su Facebook, Twitter e Instagram ha scoperto i piatti live insieme a me.

Per chi è mancato all’appuntamento, ho mangiato:

  • Cruda Coalvi con zenzero, cocco e lime
  • Parmigiana 2.0 (l’ho già scritto che iFood è un locale sui generis vero?)
  • Riso venere integrale con asparagi e salampatata su vellutata di topinambur
  • Gamberi hot al frutto della passione
  • Molecolar daiquiri alla fragola con crema afrodisiaca alla cannella (da spalmare eventualmente sul corpo del partner, per un finale da VM 18)

2013-02-09 22.00.47Allora, partiamo da un dato di fatto: sono onnivora, mangio di tutto e di più, e con i gusti meno tradizionali ci vado a nozze.
Detto questo, potete già capire che a me aifudd am pias da mat.
Riso venere molto particolare e croccante, carne cruda fresca con ingredienti ben amalgamati tra loro, parmigiana 2.0 in grado di convincere anche il fidanzato più classicista.
I gamberi mi hanno permesso di assaggiare per la prima volta il frutto della passione: not bad.
Super super plus per il dolce: daiquiri squisito servito in forma di gelatina con accompagnamento di fragole fresche e crema di cannella dal sapore deciso.
Quando ceni in un ristorante che si propone come creativo, l’aspettativa solitamente è occhei piatti bellissimi, porzioni piccolissime, prezzi altissimi e a fine cena macdonaldissimo che c’ho fame. Luca ha deciso di ribaltare questa equazione e ha coniato il termine “alta cucina di strada”: senza rinunciare a soluzioni creative, iFood 360 propone prezzi accessibili e porzioni adeguate.
Per la cronaca, a fine serata non siamo andati a mangiare dal Mac. E non confesserò mai se la crema alla cannella l’ho spalmata sul fidanzato oppure no 🙂

Review: evento “Polentata” di Gnammo

2013-02-03 20.20.42Ieri sera, come anticipato su Facebook, Social Media Torino è andato per la prima volta on the road, allo Zelli Wine Bar di Corso Vittorio 35 a Torino, per testare con mano il funzionamento del sito Gnammo.

Ne avevo già scritto qui, ma sono come San Tommaso e nulla può convincermi meglio di una prova pratica.

Come già sapete, il sito Gnammo consente agli iscritti di cucinare e tenere eventi in casa propria o in una location, oppure di partecipare agli eventi e mangiare il menu proposto. Io sono andata sul sito gnammo.com, nella sezione Eventi, e ho scelto di andare alla Polentata di ieri sera, Domenica 3 Febbraio, in orario di aperitivo.

Subito dopo la prenotazione mi è arrivata un’email, nella quale si confermava l’invio della mia richiesta di partecipazione al cuoco, Matteo Miscioscia. Una volta che il cuoco conferma la prenotazione, o se l’evento ha raggiunto un numero minimo di partecipanti richiesto, viene spedita una seconda email, che specifica indirizzo, orario e menu prenotato.
Si paga online e trovo azzeccato che, per assicurare trasparenza, il denaro venga addebitato solo il giorno successivo all’evento. Questo tutela da eventuali disdette del cuoco o da problemi con il locale ospitante: se il cuoco annulla l’evento meno di 24 ore prima dello svolgimento, la transazione viene annullata e l’utente riceve un bonus sconto del 50% per la successiva prenotazione sul sito.

Il giorno dell’evento Gnammo spedisce un reminder, che ricapitola il dove e il quando agli inguaribili smemorati.
Prima di presentarsi all’evento basterà stampare la ricevuta, da consegnare una volta arrivati al cuoco o, come nel mio caso, ai proprietari del locale.
Pur essendo ben 4 per un singolo evento, le comunicazioni email meritano un apprezzamento: informali (Ciao! Tutto bene? Vogliamo ringraziarti di cuore oppure Yeah, la tua prenotazione è stata accettata!), divertenti (Stay hungry!), coerenti (Ora devi solo tenere l’acquolina in bocca sotto controllo e attendere la conferma di accettazione).

IMG-20130203-WA0002-1Se ieri sera mi avete seguita su Twitter e Instagram sapete già cosa ho mangiato di buono.
Il menu, per un costo di 13 €, prevedeva: buffet al banco, piatto di polenta taragna con gorgofusion (crema di cardi e gorgonzola) e ragù di salsiccia di suino. Dulcis in fundo, tiramisù. Bevanda compresa (ragazzi, quanto amo il Traminer).
A proposito del cibo, due piccoli appunti ma propi perchè suma dificil: la polenta era costretta in un piatto un pò piccolo, da aperitivo più che da portata, e il tiramisù, descritto nel menu come “hot”, non era nè caldo nè piccante: ci resta il dubbio su cosa intendesse il cuoco 😉
Complimenti in ogni caso all’efficienza del sito e alla gentilezza di Matteo, che a fine serata ha concesso a me novella Gnammer un saluto e una foto.