Segreti di una zerowaster cinica.

“Uno stile di vita less waste è per fricchettone, vegane, vegetariane, gattare”.

Giuro ne ho lette e sentite di cazzate, nessuna delle quali è vera. Senza naturalmente togliere nulla ai suddetti stili di vita, si può essere zerowaster senza rispettare alcun vincolo stereotipato.

“Uno stile di vita less waste è per gente ricca, perché certi prodotti sono cari”.

Ok, questa è già meno cazzata della precedente, ma é vera solo in parte. Si può, avendone la disponibilità economica, scegliere prodotti cari in negozi piccoli. Altrettanto si può diventare zerowaster per risparmiare ed attuare scelte quotidiane in questo senso: da una selezione più accurata dei prodotti al supermercato alla semplice astensione della spesa e conseguente minimalismo.

“Uno stile di vita less waste è per gente single, senza figli, con un sacco di tempo a disposizione”.

Avete presente Amazon amiche? Non è il male assoluto: se usato con cervello vi aiuta, se siete mamme impegnate o vivete in piccole province e non avete l’auto. Anche durante la spesa al mercato o supermercato si trovano cose utili, i grandi brand si stanno orientando al target zerowaste con nuove offerte interessanti.

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Ti senti meglio adesso?

Voglio dire, devi sentirti meglio.

Adesso Feragggni e Quell’Artro divorziano, hai visto? Te lo dicevo io. Ti senti meglio vero? Questa non è la tua storia, è la sua.

Per anni abbiamo osservato ogni passo di questa donna orribilmente magra, privilegiata e biondissima e adesso che quel passo lo ha mancato bum: tutto è tornato in ordine. Prima sì certo, tutto bene: spettatrici consapevoli di un Grande Fratello sempre acceso. Morbosamente incuriosite. Un caso studio, un esempio al quale guardare. Ci appartiene, ha scelto di essere proprietà pubblica non trovi? Però poi no, è troppo, è seccante diamine. Abbiamo deciso che è diventata troppo. Non sappiamo nemmeno bene in che senso: troppo lusso, troppa fama, troppi soldi, troppa fortuna? Forse. La giovane donna che si è inventata un’impresa senza neanche l’aiuto di qualche mafioso adesso cade in rovina per sua stessa colpa: la giustizia è ristabilita. La donna cattiva è stata punita. Ne avevamo il diritto. Presto diventerà una barzelletta, ci rideremo su: c’era una volta una banale truffatrice. La squallida imprenditrice che per il business butta nel tritacarne dei social persino i figli piccoli. Non si era mai visto prima, specie se si tratta di imprenditori, cantanti, attori maschi. Il controllo è stato ristabilito e la civiltà occidentale non è crollata.

Era solo questione di tempo. Eccola: una donna peggiore di noi. Questo sì che ci fa sentire meglio, stiamo meglio con noi stesse. Si può essere angeli o stronze: finalmente lei è tornata nella casella Stronze in cui era destinata a finire. La nostra insicurezza, la paura, la vergogna che la società patriarcale ci instilla: tutto finito, possiamo tirare un bel sospiro di sollievo. In fondo ogni donna ha qualcosa di sbagliato no? Basta solo cercare bene, basta trovare i segni della mutazione in lupe mannare. Basta correre sui binari, in attesa di vedere chi esce e deraglia rovinosamente. Ci sentivamo mediocri e ora è tutto a posto. I social sono terribili, noi certe cose non le penseremmo mai figuriamoci. Ci travestiamo da mostri solo ad Halloween ma in fondo siamo persone buone e generose. Sì, noi siamo meglio.

In fondo il piacere che proviamo nell’osservare la sofferenza altrui è normale, umano, no? Vomitare insulti su una perfetta sconosciuta è giusto. Ha colorato oltre i bordi, come si permette. Ha fatto cose che noi reputiamo sbagliate, e magari lo sono davvero: quindi era giusto che tornasse a bada. Si è ridimensionata, è tornata al nostro livello. Se hai tutto puoi perdere tutto all’improvviso, non lo sapevi? Non lo sapevi che le ragazze cattive prima o poi si fanno male? Non riusciva mai a tenersi i vestiti addosso: che vergogna, è una madre. Ma non era quello il motivo per cui la spiavamo dal cellulare 24 ore su 24? Sì ma no, adesso non va più bene. Adesso non è più un gioco: noi abbiamo il potere di toglierle quel che vogliamo. Ci divertiremo a insultarla e poi ci annoieremo, non ne avremo più bisogno: passeremo al prossimo idolo da osannare. Il prossimo capro espiatorio.

Quando una donna osserva abbastanza a lungo una trainwreck finisce quasi sempre per osservare sé stessa. Jude Ellison Sady Doyle, “Spezzate: perché ci piace quando le donne sbagliano”

Ciao Betty, io brindo.

Negli anni ’70 Betty Friedan ci disse senza mezzi termini Studiate idiote, e lavorate! Altrimenti sarete casalinghe disperate.

Oggi la nostra risposta è Tieni Betty, guarda quanto fa schifo la mia ultima busta paga e bacia il culo alla mia Roomba nuova.

Io accendo il vibratore, Betty: ne fanno di fantastici nel 2024 sai?

E poi brindo al 50enne che parla (se va bene) in italiano e che (se va bene) 30 anni fa ha superato un corso della durata di qualche mese. Oggi lavora in una grande multinazionale e guadagna quasi quanto i suoi colleghi laureati in ingegneria, che padroneggiano benissimo almeno una lingua straniera.

Sì, io brindo al 70enne in pensione dorata, ottenuta grazie ad un diploma preso col minimo impegno e magari una bella bocciatura in mezzo. Sul suo cv alla voce “lingue straniere” c’è disegnato un dito medio. Uso della tecnologia di base: mai pervenuto. Oggi inveisce contro chiunque gli faccia notare che trovare lavoro negli anni del boom economico forse è stato un privilegio raro, irripetibile anche se noi oggi ci impiccassimo con corde d’oro, come diceva quella canzone.

Brindo al 60enne dipendente pubblico, che fa la vittima sacrificale dello sporco Stato Ladro Di Tasse. Oggi, dopo la seconda pausa sigaretta e il terzo caffè al bar, su Facebook blaterava di giovani bamboccioni sfaticati e dava la colpa di ogni cosa agli immigrati.

Ah e Betty, una cosa: questi drink li paghi tutti tu.

Cordiali saluti.

La Femminista Fallita

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Te la immagini una prefetta?

Quando leggo di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante le manifestazioni di dissenso (qui c’è tutto ciò che ho da dire in merito) oppure delle risibili condanne applicate nei confronti di stupratori e autori di femminicidi, da femminista mi sorge sempre un pensiero che va oltre al normale schifo.

Da un po’ di tempo a questa parte mi chiedo: e se ci fossero state donne a decidere?

Mi spiego meglio. Cosa accadrebbe alla giustizia italiana e alle forze dell’ordine se i posti di lavoro che le costituiscono fossero occupati da tante, tantissime donne?
Mi chiedo (non ho risposta) se una squadra di sole donne avrebbe manganellato con la stessa brutalità.
E a salire: riusciamo ad immaginare prefette donne? Tante magistrate? Tante commissarie? Tante… pubbliche ministere? Non so neanche se sia una definizione corretta, non l’ho mai letta né sentita pronunciare e forse proprio qui sta il punto.

Vi immaginate i casi di violenza sui minori o stupro gestiti da interi ranghi composti da donne? Le condanne sarebbero più incisive, diverse?

È una questione di numeri?

Non ho una risposta.

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18 Febbraio 2024: un aggiornamento da queste parti.

Nel 2021 sono rimasta disoccupata e con la pandemia la stessa sorte è capitata a molte altre donne.

Al netto del privilegio che vivo (non mi sono ritrovata senza un tetto sulla testa con mia figlia, ho una relazione sana con un uomo che mi rispetta, ho una situazione economica non milionaria ma stabile) perdere il lavoro non per propria scelta è un grande shock per chi non ha mai impostato i propri obiettivi di vita sull’essere “solo” madre e moglie.

Mi esprimo con le dovute virgolette perché non c’è giudizio nei confronti di una scelta diversa dalla mia, o nulla di sbagliato. Solo che se sei una femminista sin dai tempi del liceo, hai preso una laurea e un master e hai sempre apprezzato il tuo lavoro, allora la disoccupazione somiglia molto ad un limbo di identità.

Sono ancora una femminista se non lavoro più? Voglio tornare a lavorare come prima? E se no, che esempio sto dando alla figlia che mi guarda ogni giorno? E poi: chi sono io adesso, senza più il mio lavoro? Sono una disoccupata in cerca di impiego? O una casalinga modello serie tv? Tra tutte queste domande, negli interstizi tra pressioni sociali, crisi economica e femminismo pragmatico, c’ero io.

Così mi sono rimessa a studiare. Storia del femminismo, sin dall’ Unità, in Italia e nello specifico a Torino e in Piemonte. Parlo di figure di spicco come Noce, Malan, Noya e Mariani ma anche storie di semplicità quotidiana che difficilmente hanno raggiunto libri e giornali. Ho studiato la storia dei consultori autogestiti, della Casa delle Donne, dell’Intercategoriale sindacale. Mi sono rimessa a leggere testi cardine del movimento in tutto il Mondo: De Beauvoir, Wolf, Friedan, Solnit, fino a Penny, Eltahawy, Moran.

Adesso so che voglio fare questa cosa qua. Studiare le storie e farle conoscere a chi avrà voglia di seguirmi. E so che là fuori ci sono altre donne come me, che forse hanno voglia di parlarne e scoprire.

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La casa editrice La Tartaruga ha rimesso sul mercato “Sputiamo su Hegel – e altri scritti” di Carla Lonzi, dopo una lunga assenza dalla stampa.

La mia generazione di femministe è abituata a parlare di temi quali sessualità, attivismo e libertà di scelta sul proprio corpo, ed è stato splendido ripercorrere a ritroso la marcia che ci ha condotte sin qui, a oggi. Alcune osservazioni, in particolare, hanno preso casa nella mia testa.

Le donne stesse accettano di considerarsi “seconde” se chi le convince sembra loro meritare la stima del genere umano: Marx, Lenin, Freud e tutti gli altri.

Le donne sono persuase fin dall’infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona “capace” o “responsabile”.

Chi genera non ha la facoltà di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio.

La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini.

La parità di retribuzione è un nostro diritto, ma la nostra oppressione è un’altra cosa. Ci basta la parità salariale quando abbiamo già sulle spalle ore di lavoro domestico?

Non salterà il Mondo se l’uomo non avrà più l’equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

La donna clitoridea, affermando una sessualità in proprio il cui funzionamento non coincide con la stimolazione del pene, abbandona il pene a sé stesso.

L’interdizione all’autoerotismo ha colpito duramente la donna perché l’ha consegnata inesperta e colpevolizzata al mito dell’orgasmo vaginale che per lei è diventato “il sesso”.

Ecco sono sicura che leggendo queste parole a ciascuna sarà venuto in mente almeno un episodio. Se non due o più. Questa è la prima caratteristica di un libro intramontabile: irradia luce a prescindere dall’era in cui viene letto.

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Ecco 3 idee per utilizzare ingredienti locali, preparare una cenetta non banale e ridurre al minimo gli sprechi. Non sono una foodblogger, quindi ogni consiglio è ben accetto 😉

L’importanza della cucina Zero Waste

In Piemonte, lo stile di vita zerowaste può fondersi perfettamente con la ricca tradizione culinaria della regione, basata su ingredienti locali di alta qualità. Non servono lunghissime liste della spesa: molti ingredienti qui di seguito sono già presenti nella vostra dispensa.

Risotto alle Erbe di Campo

Il Piemonte è famoso per le sue erbe aromatiche spontanee. Per preparare un delizioso risotto zerowaste, iniziate raccogliendo erbe di campo come l’ortica, il tarassaco e il finocchio selvatico. Queste erbe, ricche di sapore e nutrienti, daranno al vostro piatto un tocco rustico.

Ingredienti:

  • 250g di riso Carnaroli
  • Erbe di campo (ortica, tarassaco, finocchio selvatico)
  • Brodo vegetale fatto in casa
  • Cipolla
  • Olio d’oliva
  • Sale e pepe

Preparazione:

  1. Iniziate soffriggendo la cipolla in olio d’oliva fino a quando diventa trasparente.
  2. Aggiungete il riso e tostatelo per alcuni minuti.
  3. Aggiungete gradualmente il brodo vegetale e le erbe di campo tritate.
  4. Continuate a mescolare e aggiungere il brodo fino a quando il riso è cotto.
  5. Aggiustate di sale e pepe, servite caldo.

Polenta con Funghi Porcini

La polenta con funghi porcini è un classico piatto piemontese che combina la semplicità con il sapore straordinario dei funghi raccolti nei boschi della regione.

Ingredienti:

  • Farina di mais
  • Funghi porcini freschi
  • Burro
  • Aglio
  • Prezzemolo fresco
  • Sale e pepe

Preparazione:

  1. Preparate la polenta seguendo le istruzioni sulla confezione.
  2. Nel frattempo, pulite e tagliate i funghi porcini a fette.
  3. In una padella, fate sciogliere il burro e aggiungete l’aglio tritato.
  4. Aggiungete i funghi e cuoceteli fino a quando sono dorati.
  5. Servite la polenta calda con i funghi, una spolverata di prezzemolo e una generosa macinata di pepe nero.

Panna Cotta alla Lavanda con Miele

Concludiamo il nostro viaggio culinario con un dolce delizioso e profumato. La lavanda cresce abbondantemente nel Piemonte, e questa panna cotta vi farà assaporare il suo aroma unico.

Ingredienti:

  • Panna fresca
  • Zucchero
  • Fiori di lavanda essiccati
  • Gelatina in fogli
  • Miele locale

Preparazione:

  1. Riscaldare la panna con i fiori di lavanda essiccati e lo zucchero fino a quando il composto è profumato.
  2. Filtrare la panna per rimuovere i fiori di lavanda e sciogliere la gelatina in fogli nel composto caldo.
  3. Versare la panna cotta nei contenitori desiderati e lasciarla raffreddare in frigorifero.
  4. Prima di servire, aggiungere un cucchiaino di miele locale sopra ogni panna cotta.

La cucina zerowaste in Piemonte non solo riduce gli sprechi alimentari ma celebra anche la ricchezza degli ingredienti locali. Preparando piatti come il risotto alle erbe di campo, la polenta con funghi porcini e la panna cotta alla lavanda con miele, potrete gustare il meglio che questa regione ha da offrire, rispettando l’ambiente e la tradizione culinaria.

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Shopping zerowaste su Vinted: ecco cosa ho capito.

In un mondo sempre più consapevole dell’importanza della sostenibilità, l’adozione di uno stile di vita zerowaste sta guadagnando terreno. Questo approccio non si limita solo a ridurre gli sprechi nella tua cucina, ma si estende anche al tuo guardaroba. Oggi voglio parlarti di come puoi abbinare lo shopping su Vinted, una piattaforma di seconda mano, al tuo impegno per ridurre gli sprechi e vivere in modo più sostenibile.

Perché Vinted?

Vinted è un mercato online che consente alle persone di acquistare e vendere abbigliamento e accessori usati. Questo non solo ti permette di risparmiare denaro, ma anche di ridurre l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi vestiti. Da circa 4 mesi testo Vinted ed ecco alcuni consigli pratici su come sfruttare al meglio questa piattaforma per adottare uno stile di vita zero waste.

Esplora il Mondo dell’Usato

Inizia a esplorare Vinted alla ricerca di capi di abbigliamento di seconda mano. Troverai una vasta gamma di opzioni, dalla moda vintage a pezzi di alta qualità a prezzi accessibili. Riduci la tua impronta ecologica scegliendo il riuso anziché l’acquisto di nuovi prodotti. Non serve essere minimal: ce n’è per tutti i gusti, compresi i grandi brand di alta moda.

Vendere per Riciclare

Non dimenticare di dare una seconda vita ai tuoi vecchi abiti. Usa Vinted per vendere gli indumenti che non indossi più. In questo modo, contribuirai alla catena del riciclo e farai spazio nel tuo armadio per capi che ami davvero. Non dimenticarti di dedicare particolare cura alle foto che scatti ai tuoi capi.

Compra in Modo Intelligente

Quando fai acquisti su Vinted, cerca capi che si adattino al tuo stile di vita e al tuo guardaroba esistente. In questo modo, ridurrai al minimo gli sprechi e garantirai che ogni acquisto sia un investimento.

Attenzione alla Qualità

Scegli sempre capi di alta qualità che resistano nel tempo. Questo significa che non solo dureranno più a lungo, ma avrai anche meno bisogno di sostituirli, riducendo così gli sprechi e il consumo di risorse.

Manutenzione Adeguata

Prenditi cura dei tuoi vestiti in modo adeguato. Segui le istruzioni per il lavaggio e la cura dei tessuti per garantire che durino il più a lungo possibile. Chiedi informazioni alla venditrice/venditore.

Fai Scelte Informate

Quando effettui un acquisto, pensa al ciclo di vita del prodotto. Chiediti se sarà utile per lungo tempo o se diventerà presto obsoleto. Scegli con saggezza per contribuire a ridurre gli sprechi.

Uno stile di vita zerowaste e lo shopping su Vinted possono andare di pari passo. Sfrutta questa opportunità per ridurre gli sprechi nel tuo guardaroba e motìvati a vivere in modo più sostenibile. Ogni piccolo passo conta quando si tratta di preservare il nostro pianeta, quindi inizia oggi a fare scelte più consapevoli nel mondo della moda. Sia che tu stia cercando pezzi vintage unici o capi di tendenza a prezzi convenienti, Vinted è il tuo alleato per uno stile di vita sostenibile e alla moda.

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Recensione di “Il mito della bellezza” di Wolf (Random House Vintage Books, in Italia tradotto da Tlon)

Avete presente quando leggete una quote di qualche scrittrice, o di un personaggio storico? Provate come un senso di appagamento, perché in quella citazione da poche parole è riassunto efficacemente un concetto complesso. Nonostante le due tre righe, il sentimento che suscitano è sviluppato, profondo, potente.

Ecco: leggere “Il mito della bellezza” di Naomi Wolf è proprio questo. 291 pagine di parole cesellate come fa un’artista, andando senza mezzi termini alla radice dei concetti. Alcune/i definiscono Wolf brutale, io preferisco pensare che non sbrodolare sia un preciso intento politico.

Leggere what would be masochism in a man has meant survival for a woman (ciò che per un uomo sarebbe masochismo è sopravvivenza per una donna) ti srotola lì di fronte agli occhi tanto. Tutto. Il Capitolo intitolato “Violenza” è un capolavoro di ricerca e narrazione.

Gli anni di dolorose cerette all’inguine anche in pieno inverno, le violenze ostetriche, la grassofobia. Tutto lì, a pochi centimetri dalla nostra faccia. Questa per me è vera potenza, fuoco vivo che non ha bisogno di altri accessori.

Una fissazione culturale per la magrezza femminile non è un’ossessione per la bellezza, è un’ossessione per l’obbedienza.

Capitolo “Fame”

La definizione di bello e sexy cambia costantemente per servire un ordine sociale.

Capitolo “Sesso”

E il capitolo sul tema religione, mamma mia. Per me il vero must di questo libro, al contempo inquietante e attualissimo, nonostante “Il mito della bellezza” sia stato pubblicato per la prima volta nel 1990.

C’è tutto: il nostro cuore, le nostre paure, i sacrifici, i sensi di colpa, il sentirci sempre giudicate sotto un microscopio. I silenzi, la pornografia, gli orgasmi mai arrivati e finti. Le mestruazioni. La masturbazione. La maternità. C’è tutto quanto ogni ragazzina al Mondo dovrebbe sapere, per costruire qualcosa di sé che prenda una strada divergente.

Da dove cominciare? Dall’essere senza vergogna. Dall’essere avide. Ricercare il piacere. Evitare il dolore. Indossare e toccare e mangiare e bere ciò che ci pare. Tollerare le scelte di altre donne. Ricercare il sesso che vogliamo e combattere fieramente contro il sesso che non vogliamo. Scegliere le nostre battaglie. (…) Cantare quella bellezza e ostentarla e mostrarla: nella politica della sensualità, il femminile è bellissimo. Una definizione di bellezza che ama le donne soppianta la disperazione con il gioco, il narcisismo con l’amor proprio, lo smembramento con la completezza, l’immobilità con l’azione. (…) La prossima fase del nostro movimento come donne, da sole e insieme ad altre, (…) dipende oggi da quel che decidiamo di vedere quando guardiamo lo specchio. Cosa vedremo?

Capitolo “Beyond the beauty mith”

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Perché leggere “Donne in viaggio” di Lucie Azema (TLON)

Ci avevi pensato? Io no. Breve checklist da salvare e stampare.

Leggere “Il femminismo è per tutti” di bell hooks è stato fondamentale per la mia formazione di attivista, madre e professionista.

In questo libro, i percorsi di autocoscienza – peraltro già noti in Italia sin dai tempi dei Mitici Anni ’70 ad opera di figure cardine come Carla Lonzi – sono la base di un percorso di ripensamento della propria situazione famigliare e lavorativa in un’ottica di parità di genere. Si parte sempre da sé stesse per scardinare gli elementi di sessismo che abbiamo interiorizzato fin da quando eravamo piccole. Non ne abbiamo alcuna colpa. Oggi quei tratti li portiamo avanti senza nemmeno realizzarlo, e potremmo trasmetterli senza volerlo all’educazione di bambine e bambini.

Condivido con voi gli appunti su me stessa: sentitevi libere/i di condividere i vostri.

QUI PUOI SCARICARE LA MIA CHECKLIST, GIÀ PRONTA DA STAMPARE E ARRICCHIRE.

Usa il tuo cognome. Anche se sei sposata, usa il tuo cognome. E dallo alle tue figlie/i: si può fare.

Prendi spazio in casa. Non stare tanto tempo in cucina. Non sistemare la seconda televisione sfigata in cucina mentre quella faiga sta in salotto, e la guarda solo tuo marito per il calcio. Troppe volte, anche nelle nuove generazioni, si nota come a fine pasto le donne si alzino per sparecchiare mentre gli uomini si godono l’amaro. Bevi il dannato limoncello da seduta. O – meglio – bevilo mentre fai sparecchiare il tuo compagno/marito.

Se puoi, creati uno spazio tutto per te con una serratura per chiuderlo. Se non puoi, rivendica gli spazi della casa: il divano, il salotto. Il telecomando. Prendi il dannato telecomando e decidi tu cosa guardare la sera con la tua famiglia.

A parità di mansione, investi in una donna. Scegli dottoresse, avvocatesse, negozi gestiti da donne. E nel caso delle ginecologhe, controlla che non siano obiettrici: puoi farlo sulla mappa di Obiezione Respinta.

Alle feste di Natale o di compleanno, regala alternative femminili: libri, soprattutto.

Non commentare mai, per nessuna ragione, il corpo di un’altra donna. Neanche se va a Sanremo. Neanche se secondo il tuo personalissimo giudizio non è in salute. Non. Commentare. Mai. Un. Corpo. E già che ci sei, parti dal non giudicare male il tuo, di fisico.

Vuoi fare qualcosa? Vai al cinema da sola o prenota per una al ristorante. Vai da sola. Viaggia da sola.

Nota quando dici le parole scusa, disturbo, nel mio piccolo, pazienza. Nota a chi e quando dici queste parole. Nota quanto spesso le dici.

Vota. Sempre. A livello nazionale fino a quello locale e di quartiere. Dalla Sindaca/o alla/al rappresentante di classe.

Scegli. Anche al supermercato, anche la marca del sugo di pomodoro.

Non accettare subito un “no” (a meno che si tratti di rapporti con altre persone, situazioni nelle quali vanno rispettati e basta). Se puoi, trova altre strade. Trova altri modi per arrivarci.

Partecipa alle riunioni di condominio. Polemizza in modo costruttivo.

Al lavoro, presentati senza blocco note o penna e rifiutati di prendere gli appunti per tutte/i. Siediti davanti, al tavolo.

A meno che la situazione non lo richieda espressamente, usa un tono di voce alto. Alza la mano. Alzati in piedi.

Conta i soldi. Parla di soldi. Soprattutto alle tue figlie/i. Investi in banca e insegna alle tue figlie/i ad investire i primi stipendi.

QUI PUOI SCARICARE LA MIA CHECKLIST, GIÀ PRONTA DA STAMPARE E ARRICCHIRE.