Review: sono diventata una Donna di Torino

Saranno le ferie, sarà il Sole – quello decente – fatto sta che sono felice di mostrare un pochino di più la vera me sui social. E mi piace farlo con una fotografa che, oltre ad avermi resa molto più professional di quanto io sia in realtà, è stata una bella scoperta come donna e come torinese.

Barbara Oggero è una donna di Torino, una fotografa dal 2010 e una persona interessante probabilmente da sempre. Come tutte le persone che hanno qualcosa da dire ha scelto il suo linguaggio fatto di scatti, l’ha mescolato alla sua identità sabauda (per scelta) ed ecco nascere Donne di Torino.

Con Torino ho un rapporto di amore e odio: negli anni ’80 ero ragazzina e non succedeva un tubo, poi dai ’90 c’è stata un’escalation in positivo. Me ne sono andata, sono tornata, sono rimasta. Oggi viaggio spesso ma sono sempre felice di tornare a casa.

Più di uno Humans of Torino e più di una semplice vetrina, Donne di Torino mette in luce le donne del territorio con le loro storie, la loro vita, e – perché no – anche le loro imprese attraverso il nuovo progetto paid. L’idea nasce da Rete al Femminile e si evolve in poco tempo fino a diventare un piccolo angolo di celebrazione di sé stesse e dei risultati raggiunti, qualsiasi essi siano. Un cerchio femminile, plurale e virtuale.

Ecco lo scatto di Barbara alla sottoscritta. L’hashtag è #donneditorino. No, non ero truccata. Sì, ero molto stanca. Ma chi se ne importa.

Less waste: 10 facili strategie e indirizzi utili a Torino

Attenzione, sto per dire una cosa forte. A dispetto di ciò che il titolo potrebbe far credere, io non credo nello zero waste (stile di vita a zero sprechi).

Detesto ogni estremismo, quello che parte da un doveroso senso di responsabilità e tracima fino a farci salire su piedistalli fatti di una superiorità inesistente. Non amo controllare ossessivamente ogni dettaglio della mia vita quotidiana per poi sentirmi in colpa se non ho seguito il dogma. Non voglio trovarmi a rifiutare un regalo della nonna 95enne perché non conforme alle regole imposte. Il fai-da-te non fa-per-me. Non sono disposta a rinunciare alle conquiste fatte da e per le donne in decenni di femminismo (non essere più costrette a lavare quintali di assorbenti e pannolini, non dover necessariamente allattare al seno, avere dalla propria parte omogeneizzati pronti per bambini e anziani, avere a disposizione preservativi in plastica usa e getta per decidere della nostra sessualità in sicurezza – tra le tante).

Detto questo, qualcosa di importante può essere fatto. Se poi è anche facile e non costa un occhio, è l’ideale! 😉

  • Dalla plastica al vetro: yogurt, latte, succhi di frutta sono prodotti con molte alternative di packaging less waste, specie se avete bambini/e.
  • Mestruazioni: i tamponi ed assorbenti sono da sempre tra i prodotti meno ecologici in assoluto. Se avete confidenza con il vostro corpo potete optare per la coppetta mestruale, altrimenti sceglierete gli assorbenti esterni e i salvaslip compostabili.
  • Pannolini: al supermercato si trovano diversi brand di compostabili.
  • Carta casa, carta igienica, fazzoletti: l’azienda italiana Lucart ha nella sua linea questi prodotti, tutti ricavati da carta riciclata.
  • Prodotti di bellezza: Lush ma che vvelo dico a ffà. Dallo shampoo solido al balsamo, dalle creme alle maschere viso. Ma anche il Negozio Leggero.
  • Spazzolini e dentifrici: il mio dentista mi ha sconsigliato del tutto il bicarbonato puro, così ho scelto i prodotti di Lamazuna (costano parecchio però), mentre su Amazon si trovano comodamente disponibili tanti marchi di spazzolini in bambù.
  • Abbigliamento: chi dice che sprecare meno significa diventare minimali o tristi? Nei negozi Humana potete sbizzarrirvi, trovando capi originali e alla moda senza dissanguarvi. In più, Humana Vintage in Via Pietro Micca è un autentico gioiello incastonato in un palazzo d’epoca: da scoprire.
  • Giocattoli e abbigliamento bambini: crescono in fretta e strapazzano i vestiti al nido o all’asilo, ma è possibile arginare i costi e sprecare meno acquistando in uno dei molti negozi dell’usato. Personalmente per giocattoli, cucine e casette da giardino trovo molto utile anche Subito.it.
  • Pasta, pastina, cioccolato e biscotti: Negozio Leggero, mia figlia va matta per i loro biscottoni al cocco.
  • Detersivi: hanno purtroppo eliminato la spina nel mio supermercato, così ho scelto il Negozio Leggero. Se proprio non ho tempo per andarci cerco quanto meno di tenermi lontana dal packaging in plastica, preferendo alternative in polvere e in confezioni di cartone. Ho intenzione di provare anche i prodotti alla spina degli Empori Acmos.

E tu, quali strategie usi per ridurre gli sprechi e contenere i costi? Aspetto i tuoi suggerimenti! 🙂

Leggere spendendo poco (legalmente): 6 modi

pexels-photo-459791Sto parlando di passione per la lettura, quella che ti fa stare sveglio per una notte intera rincorrendo il finale di quel romanzo che ti ha calamitato il cervello. E sto parlando anche del portafogli, quello che piange dopo averti visto “capitare per caso” in libreria in un anonimo giovedì pomeriggio.

Questi sono i miei stratagemmi furbi per risparmiare senza perdere neanche una pagina.

Amazon: sapevate che spesso questo portale mette a disposizione ebook a meno di 1 €, se non addirittura free? Ecco il link QUI. Potete trovare la stessa modalità su altri portali, come Mondadori, IBS o Feltrinelli. Per chi usa il Kindle o il Kobo

Acciobooks: scambiate low cost o gratuitamente libri nuovi o usati, pagando il costo ridotto del Piego di Libri per la spedizione. Alla mera compravendita si aggiunge in questo caso l’elemento umano: tempo fa ho postato su Instagram uno scambio che mi sta a cuore, eccolo QUI. Per chi non rinuncia alla carta stampata

Biblioteche Civiche Torinesi: ce ne sono molte, in tutti i quartieri di Torino, e spesso ospitano incontri con gli scrittori. Per chi ama gironzolare in città

Archive: testi della letteratura tradizionale, ormai liberi da diritti. Per chi ama i classici

Progetto Gutenberg: altri classici, anche in lingua stranieraPer chi vuole mettersi alla prova con inglese, francese e molto altro

LiberLiber: libri low cost ma anche gratis. Per chi vuole contribuire ad un bel progetto

Buoni propositi: 9 libri che vale la pena leggere nel 2016

La domanda Quanti libri hai letto quest’anno? è un po’ come Cosa farai a Capodanno? chiesto il 2 di Settembre: sgradita al limite del chissenefrega.
Comunque, se siete indecisi per il 2016, ecco qualche personalissimo consiglio: siete liberi di integrare o cassare, fatemi sapere quali libri vi sono piaciuti 😉

Narrativa

Vita di Pi di Yann Martel – C’è questo libro indiano ma così indiano che ti accoglie in un mondo fatto di mille colori e profumi, poi ti scaraventa in un concetto di religione (e di pensiero e di vita)  illuminante e alla fine ti trascina in alto mare, nel dolore più profondo che diventa lotta per la sopravvivenza. Bellissimo.

Viaggi

My Little China Girl di Giuseppe Culicchia – Non è troppo lungo e per di più risulta godibilissimo, grazie alla scelta dell’autore di mescolare registri differenti, stili, scene divertenti. Consigliato soprattutto se per voi la Cina fa solo rima con Made in.

Autostop con Buddha di Will Ferguson – Lo leggi e riesci a immaginarti senza neanche uno sforzo quest’occidentale grande e grosso che vaga in autostop per il Giappone, preda di tragicomiche disavventure. Molto bello, uno dei miei preferiti del 2015.

Giallo

A che ora muori? di Simone Carabba – C’è Genova, che non è la mia città preferita e c’è il giallo, che non è il mio genere preferito: nonostante questo il libro mi ha coinvolta. Per questo, consigliato.

Attualità

È questo l’islam che fa paura di Tahar Ben Jelloun – Un libro utilissimo e illuminante, per capire, ad esempio, come mai la Francia laica e multiculturale abbia subito due attentati e sia tutt’ora a rischio. Arricchito di argomenti completi, orizzonte internazionale e onestà.

Tecnologia

Cypherpunks di Julian Assange, Jacob Appelbaum, Andy Müller-Maguhn, Jérémie Zimmermann – Quattro personalità di spicco del mondo tech e hacker si sono ritrovati a discutere di Internet, sorveglianza di massa, libertà e valori della Rete.

Nei mesi scorsi ho recensito nel dettaglio anche Educazione Siberiana di Nicolai Lilin e Cuba Libre di Yoani Sanchéz: potete leggere i rispettivi post qui e qui. Chi invece si occupa di scrittura, arte e creatività può leggere questo post qui.

Handmade a Torino: la storia di Rava-Nello

Dicono che la vita sia come gli scacchi. Perciò, se vivi in tempi di crisi, hai finito il liceo artistico e da grande vuoi fare l’artista, quale sarà la tua prossima mossa?

Per Virginia Landro, 21 anni, di Torino, quella mossa è stata prima diventare un Giovane Artigiano, poi fare un’esperienza di 4 mesi a Bordeaux e infine aprire Rava-Nello, blog di creatività e handmade talmente torinese che non c’è filosofia dietro la sua nascita né brainstorming creativo dietro il bizzarro nome. Quando ci siamo incontrate, Virginia mangiava con piacere un bel piatto di penne. Così ho pensato che forse la vita è come gli scacchi, con le sue mosse azzeccate e le sue pedine insignificanti, ma è anche di chi mette le mani in pasta e non nasconde la magagna coprendola di sugo.

Fiorecchini

A questo punto potrete pensare che Virginia sia una persona concreta al limite del sabaudo e quindi vorrà proporre idee semplici e facilmente applicabili. La risposta è sì ma no: si è specializzata nel settore della carta, fino ad arrivare a padroneggiare la tecnica origami giapponese, e il suo studio, un angolo di colore nella periferia torinese (via Sagra di San Michele 127), è perfettamente imperfetto.
Il blog nel tempo è diventato anche uno store su Etsy, dove sono in vendita bijoux splendidi – così piccoli da chiedersi come abbia fatto una normale mano a realizzarli – biglietti da visita, segnalibri, oggettistica per la casa e la new entry, i calendari.
Qui tutto ciò che è carta è realizzabile, e se si ricicla meglio ancora.

Oltre al Web, potete incontrare Virginia “Rava-nello” agli eventi torinesi (di recente ha partecipato al San Salvario Emporium) o in tanti altri mercati e fiere. Sappiate che ci sarà arrivata da sola, con il bus, montandosi da sé l’espositore. Indipendenza economica e nuovi progetti sono in cantiere per Rava-Nello: questa è la sua prossima mossa verso il futuro.

5 fanpage Facebook da seguire – aggiornamento Novembre 2015

facebook torinoArteide Perché è un’ottima fonte di ispirazione per la creatività.

Le Confessioni di Una Cassiera Perché una volta capitati qui poi non si torna indietro: la prossima volta che andrete a far la spesa la cassiera con le unghie fucsia vi apparirà più simpatica.

Medici Senza Frontiere Perché un bombardamento su un ospedale non può restare senza un responsabile, come minimo con nome e cognome.

Nicolai Lilin Perché è bello leggere di territori russi, dei quali in Occidente sappiamo poco e in modo approssimativo.

Siciliani Creativi in Cucina Perché le sue ricette sono come le recensioni sui migliori ristoranti: porzioni abbondantitutto buonissimo, consigliato!

5+1 corsi/workshop per chi lavora nel settore Web, a Torino

Corsi e workshop2015 a Torino19 – 23 Ottobre 2015 View Conference 2015 – Hashtag per seguire l’evento: #VIEWConference2015

20 – 23 Ottobre 2015 – Corso di introduzione al Web Design

30 – 31 Ottobre 2015Angular JS Advanced Workshop

31 Ottobre 2015Corso per imparare a scrivere belle (e buone) newsletter ed email

7 Novembre 2015Workshop su Ruby on Rails

Capita spesso che chi lavora nel settore tech/nuovi media sia anche freelance, quindi concludo il post ricordandovi il Freelance Day del 24 al Toolbox: ecco le info 😉

Review libri: “Cuba Libre” di Yoani Sánchez (BUR)

Sbevazzatori che non siete altro, cosa avete pensato? Questo libro non parla di alcol né di serate brave in giro per l’isola che ha ispirato grandi scrittori come Hemingway. Tra queste righe – composte con cura e passione, quasi come su uno spartito – di grande c’è solo la stanchezza, fisica e di animo, di chi, lontano dal paradiso vissuto dai turisti, ogni giorno sperimenta razionamenti di cibo, burocrazia, proclami politici ormai svuotati di significato.
Per me, scoprire questo lato di Cuba è stato shockante.

Una cosa è quella certa pazienza che lambisce l’apatia, quel sorridente fatalismo di chi guarda al futuro semplice perché quello anteriore ah chissà, che percepisco anche qui in Italia. Tutt’altra storia è leggere degli ospedali nei quali mancano i cuscini, del mercato nero dei generi alimentari che solitamente dò per scontati, dello snervante doppio sistema monetario (pesos nazionali e pesos convertibili), dei “meeting di ripudio” (manifestazioni di protesta contro chi lascia l’isola per andare a vivere in qualche altro Paese), dell’impossibilità di bere latte per chi ha tra i 7 e i 65 anni: incredibile, nel vero senso del faticare-a-credere. Non posso definire in altro modo un passaggio come il pane che adesso metto in tavola non è stato concepito per soddisfare il gusto, perché in una società come questa provare a dare un sapore alle cose rappresenta una debolezza piccolo borghese contro la quale dobbiamo lottare: un vero rivoluzionario si mangia il pane come viene fatto, senza lamentarsi tanto.

Molte persone in questi anni hanno argomentato il classico beh se è troppo incredibile per essere vero magari è proprio perché non lo è: la Sánchez è stata definita “spia” e “mercenaria” ma, nonostante accuse, arresti e censure, ha proseguito l’attività di reporter, vincendo numerosi premi internazionali. Cuba Libre è uscito per la prima volta nel 2009. L’edizione che ho io è del 2013. Chissà se oggi, nel 2015, qualcosa è cambiato. Per saperlo, si può restare aggiornati sul sito 14ymedio.

Da twittare

Se digeriamo costantemente notizie precotte in televisione, discorsi inscatolati e fuori data di scadenza, dadi di calma e pazienza per sopportare il quotidiano, è normale che anche il nostro piatto rispecchi sempre più questi acri sapori.

Inattività e silenzio: inerzia collettiva di un popolo assorto.

Voglio segnalare che non nascondo armi sotto il letto, anche se ho commesso un delitto ricorrente ed esecrabile: mi sono creduta libera.

Non importa quante volte si oltrepassa la linea dell’illegalità: la cosa importante è continuare ad applaudire.

Di fronte alla frequente constatazione che scrivo bene rispondo sempre con una breve frase: Mi spiace, non posso evitarlo, si tratta di una malattia professionale.

Viaggi – Impressioni e scoperte dal Giappone

viaggi giappone recensioniCaspita di giapponesi, mi mancano.
Due settimane di Sol Levante mi hanno insegnato alcune cose di questo universo a sé, questa sorta di bolla così strana per chi viene da Occidente.

Il Giappone è quel Paese dove porti l’uniforme ben oltre gli anni della scuola e leggi i manga ben oltre gli anni del liceo.
Il Giappone è quel Paese che ti fa riconsiderare il tuo concetto di formalità non appena vedi un capostazione fare l’inchino ai passeggeri del treno, prima di uscire dalla carrozza.

Il Giappone è quel Paese dove abbondano i ristoranti stellati, perché nessuno più di questo popolo sa quanto mangiare sia un atto estetico prima che enogastronomico.
Il Giappone è quel Paese dove ordine, silenzio e armonia sono un millenario antidoto contro lo stress prima ancora che i fondamenti di una religione, anzi due.

Il Giappone è quel Paese dove si invecchia alla grande perché non si mangiano pane, pasta, carni rosse o cioccolato, e non ci sono parcheggi per le auto quindi si va in bicicletta. Con buona pace dell’Occidente, ancora convinto che basti ingozzarsi di bacche di goji.
Il Giappone è quel Paese in cui le mamme portano i bambini a scuola in bicicletta. Sì, anche se i piccoli sono due. Sì, anche se piove. Con buona pace delle madri occidentali che fanno un isolato in SUV.

Il Giappone è quel Paese in cui ti chiedi come mai la natura sia così splendente e rigogliosa. Poi ti rendi conto che piove un giorno sì e l’altro anche, e ti dai la risposta.
Il Giappone è quel Paese dove una ragazza può uscire di casa vestita da manga o da orsetto rosa con pigiama munito di orecchie senza essere considerata pazza. Poi rileggi la prima frase di questo elenco e ti dai la risposta.
Il Giappone è quel Paese dove anziché cani e gatti amano carpe e daini. E a questo non hai una risposta.

viaggi travel giapponeIl Giappone è quel Paese in cui si tira lo sciacquone coprendo con la mano una fotocellula ma non si riesce a tagliare la carne perché non c’è il coltello.
Il Giappone è quel Paese dove non esistono i fazzoletti ma la mattina potresti incontrare un dipendente pubblico che pulisce con lo scopino le fessure degli scalini della metro.
Il Giappone è quel Paese dove ci sono giardinieri pubblici che tolgono le erbacce a mano, chini lungo il vialetto di un parco.

Il Giappone è quel Paese dove le donne non temono le rughe ma l’abbronzatura e i punti neri.
Il Giappone è quel Paese dove le donne possono diventare maid in un cafè senza essere linciate come prostitute.

Il Giappone è quel Paese dove nella sua scatola i biscotti non sono ben sistemati, mi spiace mi dia qui che glieli metto a posto subito.
Il Giappone è quel Paese dove si va da A a B e se c’è un imprevisto beh vorrà dire che B non si può fare.

Il Giappone è quel Paese dove i fagioli sono nei dolci, il pesce nella colazione e il riso ovunque.
Il Giappone è quel Paese che non sa cosa siano le guerre “di religione”, i preti, le Fiat, le comunioni in primavera, la Nutella e il prosciutto crudo.

Il Giappone è quel Paese dove il valore della raffinatezza non è sancito dalla costituzione solo perché è già nel DNA delle persone.

Caspita di giapponesi, un po’ mi mancate.

Ricapitolando, articoli scritti e cose utili

Scrivere di strumenti – o esperienze – che provo in prima persona per poi condividerli è un esercizio molto utile: mi avvicina ai lettori, amplia gli orizzonti al di là dello schermo, concima il terreno per far nascere le idee di qualità.

In quest’ultimo periodo trovate online

(no, non è carenza di creatività quanto piuttosto una sorta di “format” che mi sono creata ;))

Per Taurinews curo la rubrica Hashtag della Settimana: l’ultima “puntata” è stata La cultura è social a Torino, tra Invasioni digitali e museumselfie.

Leggete e, come sempre, aspetto spunti, idee, proposte!